Stile marocchino in casa: idee contemporanee per arredare senza cliché

Stile marocchino in casa: idee contemporanee per arredare senza cliché

Guida ai nuovi trend e ai designer marocchini che stanno riscrivendo le regole

Ci sono stili che sopravvivono alle mode perché, più che “tendenze” di passaggio, sono linguaggi trasversali.

Quello marocchino è uno di questi: pieno di ritmo, luce e materia, ma spesso ridotto – ahinoi – a un catalogo di lanterne, pouf, piastrelline geometriche e arredi "etnici" (se avete letto i nostri post precedenti sapete che non amiamo questa parola così poco…consistente).

Eppure il vero fascino degli interni marocchini non sta nella decorazione, ma nel modo in cui spazio, luce e materiali dialogano tra loro.

In questo articolo proviamo a farvi entrare nelle "nostre" case, a raccontarvi come portare quel codice nelle case europee di oggi, senza inciampare in un folklore artificioso.

Dalla grammatica tradizionale - fatta di tadelakt, zellige e proporzioni geometriche - fino al linguaggio contemporaneo dei designer marocchini che stanno riscrivendo le regole.
E, ovviamente, vedremo come tradurlo stanza per stanza, con tappeti, rivestimenti e colori che funzionano anche nei nostri spazi.

Cosa intendiamo davvero per “stile marocchino”

Galleria porticata affacciata sul cortile interno di un riad
Loggiato con arcate sul cortile interno di un riad. Foto di Maria Orlova su Unsplash

Quando si parla di stile marocchino la mente corre a lanterne traforate, tessuti colorati e un’atmosfera da riad turistico.

Ribadiamo allora una cosa: lo stile marocchino non è tanto un tema decorativo, quanto un linguaggio architettonico complesso.

Nasce dall’incontro tra cultura araba, berbera e andalusa, e si è evoluto nei secoli intrecciando influenze islamiche, art déco e coloniali.

Si riconosce da alcuni tratti ricorrenti: cortili interni che raccolgono la luce e diventano il cuore della casa, arcate che scandiscono lo spazio, stucchi e zellige che costruiscono geometrie perfette, legno intagliato che filtra ombre e riflessi. All’esterno, le facciate restano spesso discrete. Tutto il carattere si rivela dentro, in quell’equilibrio costante tra pieni e vuoti, tra luce e materia.

Nell’architettura in stile marocchino originaria ogni elemento ha una funzione precisa: le piastrelle zellige sono parte di un disegno strutturale (anche se tendiamo a considerarle elemento decorativo); l'intonaco tadelakt è una tecnica antichissima, ed è capace di rendere le superfici vive e impermeabili; le nicchie e gli archi creano proporzioni e profondità. Non si tratta di combinare oggetti o pattern per evocare un’atmosfera, ma di comprendere un sistema spaziale coerente per saperlo ricreare in modo consapevole.

Ed è proprio qui che si gioca la differenza tra una casa in stile marocchino e una casa “etnica” o “boho”: nel primo caso parliamo di architettura, nel secondo di decor scenografico (che, se esagerato, può apparire come una caricatura forzata).

Capire questa distinzione è il primo passo per reinterpretare il codice marocchino in modo contemporaneo, con coerenza e senza cliché.

Come sono gli interni marocchini tradizionali

Soggiorno marocchino dell'ecolodge Koheilan Lodge con pavimento nero e arredi tradizionali
Il bellissimo soggiorno dell'ecolodge B&B "Koheilan Lodge" di El Jadida. Foto scattata da noi in uno dei nostri viaggi

Per capire lo stile marocchino contemporaneo, bisogna prima riflettere sul contesto. Gli interni tradizionali marocchini sono spazi costruiti su logiche precise: proporzioni, luce, matericità.

Tipi di spazio

Il modello più noto è il riad, la casa organizzata intorno a un cortile centrale. È lì che entra la luce, si muove l’aria e si affaccia la vita domestica. Dalle abitazioni delle medine alle case patio più semplici, tutto ruota intorno a quel vuoto abitato, spesso ombreggiato da aranci sotto cui gorgogliano le fontane.

Anche i salotti riflettono questa struttura: sedute basse e perimetrali, pensate per la conversazione più che per la rappresentanza. L’interno e l’esterno dialogano costantemente, separati da arcate o portici che filtrano la luce più che chiudere gli spazi.

Il salon beldi marocain

Nelle case marocchine sufficientemente ampie, anche nelle più moderne, una stanza sempre presente è il “salotto tradizionale” (salon beldi, o salon maroccain). È un ambiente destinato al ricevimento degli ospiti e arredato in modo tradizionale: sedute tipiche (sedari o sdader - divani bassi rivestiti in tessuti tradizionali e posizionati a U o a L), soffitti in legno intarsiato o lavorato a mano, e pavimenti ricoperti da tappeti di Rabat (detto anche R’bati) o tappeti S'laoui (da Salé in francese / Sla in arabo). A differenza dei tappeti marocchini che trovate su Casa Amar, si tratta spesso di tappeti simmetrici di influenza arabo-orientale, molto più simili ai persiani. Realizzati sulla base di un disegno, sono caratterizzati da motivi floreali e geometrici, colori caldi con una palette che tende spesso al rosso / rosa antico / rosso mattone, con al centro un medaglione o un disegno che a volte ricrea la pianta di una casa tradizionale marocchina.

Materiali e rivestimenti tradizionali

Patio interno del museo Yves Saint Laurent a Marrakech ricoperto di piastrelle zellige nei toni gioiello del verde e del turchese
Stupendo patio interno rivestito di zellige turchesi, verde smeraldo e petrolio. Un dettaglio architettonico del Musée Yves Saint Laurent Marrakech (mYSLm) opera di Studio KO — Credits: Raúl Mermans García su Unsplash

Tutto è pensato per durare e respirare.

  • L'intonaco a calce tadelakt, con la sua finitura compatta, senza fughe, lucida e dall'aspetto vellutato, impermeabilizza bagni e pareti.

  • Le zellige, piccole piastrelle a mosaico in terracotta smaltata, disegnano geometrie infinite.

  • I rivestimenti bejmat, con una superficie più grezza e robusta, sono destinati a pavimenti e cortili.

  • Legno intagliato e intarsiato, lana, cuoio e paglia intrecciata aggiungono calore tattile.

  • I metalli martellati — rame, ottone, ferro — riflettono la luce e raccontano l’origine artigianale di ogni dettaglio.

Arredi, tappeti e tessili della tradizione

Salottino marocchino tradizionale con pareti bianche, pavimento bianco azzurro, arredi in legno e azzurri
Un salottino tradizionale con arcata d'ingresso, pareti in calce bianca, pavimentazione bejmat bianco-azzurra — Credits: Maria Orlova da Pexels

Nell’arredamento tradizionale le proporzioni sono basse, morbide e conviviali: divani e sedute che corrono lungo le pareti, tavolini centrali e pouf che completano la stanza. I mobili in stile marocchino non nascono per “riempire” ma per accompagnare lo spazio, con linee essenziali e materiali naturali.

Lampade, lanterne e lampadari in metallo traforato creano giochi di luce, mentre gli specchi in stile marocchino, con cornici intagliate o in ottone cesellato, ampliano i volumi e riflettono la luce calda degli interni.

E poi ci sono i nostri amati tappeti marocchini, veri protagonisti della casa. I tappeti berberi, con trame irregolari e colori naturali, definiscono il centro della stanza e raccontano storie di vita quotidiana. (Ripassino? Puoi leggere: "Come si chiamano i tappeti marocchini: la guida completa").

Stile marocchino contemporaneo: i nuovi interni

Fin qui abbiamo visto la grammatica: forme, materiali, proporzioni. Ma come si traduce tutto questo oggi, quando si parla di stile marocchino contemporaneo?

Negli ultimi vent’anni architetti e designer marocchini stanno riscrivendo il codice tradizionale con un linguaggio più minimale, a volte più vicino ai gusti mainstream europei, americani e internazionali, ma ancora radicato nel territorio e nel loro background.

Salotto contemporaneo con divano giallo senape appoggiato a parete cannettata scura, parquet in legno scuro, tappeto bianco-nero
Un salotto contemporaneo in un'abitazione in Marocco: il divano giallo senape spicca su uno sfondo materico creato dalla parete cannettata e dal pavimento in legno scuro — Progetto e foto credits: Benhamou Youssef - Benhamou Studio

Non si rinnega la tradizione, la si ripensa e la si adegua a gusti ed esigenze del vivere moderno. In alcuni casi si toglie il superfluo per far parlare la luce, i volumi e le texture.

Si tratta di uno stile in divenire che è nato e continua a svilupparsi nelle grandi città internazionali come Marrakech o Tangeri: un fermento che ci porta a pensare alla nascita di una vera e propria tendenza.

Un linguaggio che mescola minimalismo e massimalismo

Il nuovo stile marocchino nasce proprio dal confronto tra tradizione e contemporaneità.

I designer di oggi riscrivono la grammatica classica con superfici in calce chiara, palette neutre e pochi tocchi saturi: un blu Majorelle (se non vi dice niente dovete assolutamente leggere questo post sui tappeti marocchini nell’architettura del XX secolo), un verde palma, un ruggine che scalda senza invadere.

Le architetture diventano più essenziali, i volumi si aprono e respirano.

Le decorazioni lasciano spazio alla materia: pareti in tadelakt chiaro, pavimenti in bejmat opaco, legno naturale, metalli ossidati o lucidi. È un linguaggio apparentemente più minimale, ma tutt’altro che freddo, dove la luce continua a essere protagonista e ogni texture rimanda a una lavorazione artigianale.

Soggiorno con tavolo da pranzo e consolle che mescola materiali naturali come legno, paglia e superfici contemporanee laccate
Una luminosa sala da pranzo dove materiali naturali e contemporanei creano una nuova armonia — Progetto e foto credits: Bayt Kalthoum per Lakes Project a Dubai

In altre parole: lo stile marocchino contemporaneo è diventato un’idea sofisticata di abitare che ha trovato nella città rossa il suo laboratorio più stimolante.

Ispirazione | Luoghi icona della Marrakech contemporanea

Poltrona rosa accanto a tavolino rosso con poster di un film vintage sopra
Un angolo del ristorante Nomad a Marrakech, fra tradizione e design. Credits: nomadmarrakech

Non è un caso che Marrakech sia diventata una vera capitale del design contemporaneo.

Se pensando a Marrakech vi vengono in mente solo medine e souk, dovrete ricredervi: questa città splendida è anche un laboratorio contemporaneo dove la tradizione marocchina viene reinterpretata con eleganza. Tra i luoghi che amiamo come esempi pratici di questo “modern Moroccan” ci sono:

  • Riad Yima di Hassan Hajjaj: non è un riad, ma un’opera d'arte vivente. L’artista e fotografo marocchino Hassan Hajjaj ha dato un forte impulso con il suo progetto della boutique-art gallery Riad Yima. Un mix di colori fluo, motivi tradizionali e luxury-brand reinterpretati, ha contribuito a ridefinire la scena creativa locale. Casa, galleria, atelier, spazio espositivo: ogni angolo riflette il gusto pop colorato di Hajjaj, ma inserito in una cornice architettonica autentica.

  • MACAAL (Museum of African Contemporary Art Al Maaden): museo d’arte contemporanea (il più grande del Marocco) con gallerie spaziose, atrii luminosi, materiali locali e una collezione imponente - oltre 2.000 opere d’arte; un segnale forte che il Marocco guarda avanti e celebra la sua creatività moderna.

  • Nomad: ristorante nel cuore della medina, con terrazza elegante e vista sulla città vecchia. Il design è pulito e contemporaneo, ma senza dimenticare le radici: perfetto esempio di come gastronomia, luce, artigianato e ospitalità possano dialogare in modo sofisticato.

  • Riad Rosemary: restaurato con cura dallo studio LRNCE, questo riad fonde ceramiche fatte a mano, zellige artigianali e arredi vintage in un progetto che intreccia l’artigianato marocchino con sensibilità contemporanea. Ogni dettaglio — pavimenti, tessuti, materiali — racconta una cultura vissuta con eleganza.

  • Plus61 a Guéliz: un caffè / spazio creativo nella parte moderna di Marrakech, con interni minimalisti ma caldi, linee pulite, palette naturali e materiali locali. Un esempio perfetto di come lo stile marocchino contemporaneo possa dialogare con un design internazionale raffinato.

  • Da tenere d’occhio: concept store come 33 Rue Majorelle, ma anche molti ristoranti di design e hotel, reinterpretano l’artigianato locale in chiave moderna e contribuiscono a dare slancio a un linguaggio “marocchino contemporaneo”.

Salottino in stile marocchino contemporaneo con divanetto arancione e tappeto a scacchi beige-arancioni
Un salottino che mescola perfettamente tradizione e spirito contemporaneo all'interno della suite del Riad Rosemary. Credits: rosemarymarrakech.com

Ve lo immaginavate questo lato del Marocco?

10 designer marocchini che stanno riscrivendo la tradizione

Non possiamo parlare di design o stile senza pensare ai protagonisti di questo cambiamento: designer e studi di architettura che hanno saputo incarnare lo spirito dello stile marocchino reinterpretandolo in chiave contemporanea e lasciandosi attraversare anche da altre tendenze trasversali. Qui trovate i principali (e alcuni dei nostri preferiti!).

Younes Duret

www.younesduret.com
Interni del Dar l'Fchouch concept-caffè arredati e ideati da Younes Douret
Ideato interamente da Younes Duret, Dar l'Fchouch è un concept-caffè presentato alla Biennale d'Arte di Marrakech, come sede di eventi musicali, artistici e culturali. Si vedono la libreria Zelli, il divano, tavolino e cammello-scultura della Fine Lalla Collection — Credits: sito ufficiale di Younes Duret

Franco-marocchino, formatosi a Parigi, Younes Duret è tra i designer di prodotto che meglio incarnano il nuovo stile marocchino. Con la celebre libreria Zelli, ispirata ai motivi geometrici dello zellige, ha trasformato la decorazione in struttura: un pattern che diventa architettura, pulita e contemporanea. Lo stesso omaggio è stato riproposto in ZelliFood, collezione di piatti da antipasto creati con Fabrice Vullin, chef due stelle Michelin. Il risultato è un oggetto che il designer definisce di "inducraft" in cui la tradizionale zellige è proiettata in 3D e assume una nuova funzione.

Il suo linguaggio è minimale ma radicato nella tradizione. Nei suoi interni il tappeto berbero più autentico e spontaneo trova il suo posto naturale — non come accento etnico, ma come fondale materico che dialoga con lo spazio. Duret mostra che reinterpretare la tradizione marocchina non significa aggiungere ornamenti, ma sottrarre fino a ritrovare l’equilibrio tra segno e silenzio con la giusta dose di umorismo e gioia (come dimostrano le sue sculture Camely multicolor ispirate ai Puppy di Eero Aarnio per Magis).

Ali Lahlou

www.alilahlou.com
Elegante salotto dal design contemporaneo con divano in pelle marrone, tavolino pietra nera, poltroncine bouclé bianche
Un salotto contemporaneo in palette calda e neutra. Volumi morbidi, legni e pietre naturali, luce filtrata per un’eleganza essenziale ma avvolgente. — Foto credits: sito ufficiale di Ali Lahlou

C’è qualcosa di profondamente tattile nel modo in cui Ali Lahlou pensa lo spazio. Non progetta interni, li scolpisce: masse compatte, superfici vellutate, tagli netti che lasciano respirare la luce. L’eredità dell’Art Déco marocchino si legge tra le righe — nei legni scuri, nelle geometrie simmetriche, nei riflessi dell’ottone — ma filtrata da un rigore contemporaneo che toglie, misura, lima.

Le sue case sembrano parlare sottovoce: niente decorazioni inutili, solo materia che vibra. Una parete in calce profonda, un pavimento opaco, un volume che curva al posto giusto. In ambienti così, anche il tappeto ha un ruolo diverso: non colora, struttura. Un Beni Ouarain denso o un kilim grafico bastano a spezzare la staticità e restituire umanità alle superfici.

Più che un interior designer, Lahlou è un cesellatore di spazi. E il suo modo di interpretare lo stile marocchino ricorda che la forza del design non sta nei dettagli aggiunti, ma in ciò che scegliamo di lasciare nudo.

Hamza Rachad

www.studiorachad.com
Showroom a Marrakech di Hamza Rachad con tavolo rotondo scultoreo, tappeto bianco berbero, quadri realizzati con zellige che compongono dei fiori stilizzati
Showroom di Hamza Rachad a Marrakech: zellige trasformate in grandi pannelli grafici sospesi con fiori stilizzati. Un incontro riuscito tra artigianato tradizionale e design quasi pop. — Credits: Instagram di Hamza Rachad

Ci sono interni che ti colpiscono per come riescono a essere silenziosi e, allo stesso tempo, pieni di memoria. Quelli di Hamza Rachad per noi sono così. Volumi netti, linee pure, materiali che si toccano prima ancora di guardarli. Ma dietro la pulizia formale c’è un mondo di riferimenti: artigianato, tecniche locali, superfici vive.

Ogni progetto nasce da pochi elementi scelti — una parete in calce, una trama di legno, un tessuto grezzo — che diventano protagonisti senza mai urlare. I pezzi su misura sono realizzati da mani marocchine, con quella cura che fa ancora la differenza tra un interno disegnato e uno davvero abitato.

Il suo linguaggio è contemporaneo, ma non occidentalizzato. Niente scenografie esotiche, niente minimalismo da showroom: solo spazi veri, in cui la tradizione resta leggibile anche quando si riduce a una sfumatura, a un’ombra sul muro.

Ed è qui che torna il legame con i tappeti marocchini — quelli autentici, irregolari, che respirano dentro lo spazio invece di dominarlo. Nei progetti di Rachad, un tappeto non è decorazione ma pausa, terreno, radice. Forse è questo il punto: non “portare il Marocco altrove”, ma rimetterlo al centro, con le parole e i materiali di oggi.

Youssef Benhamou

benhamoustudio
Salotto marocchino contemporaneo con pavimento in legno scuro a spina, separé a listelli neri, divano basso azzurro polvere e arredi scultorei in palette neutra
Salotto contemporaneo: parquet in legno scuro a spina, volumi morbidi e bassi, separé nero per un minimal caldo e sofisticato — Credits: Instagram di Benhamou Studio

Basato a Casablanca e formato in interior architecture, Youssef Benhamou ha fondato il suo studio con l’idea di declinare il linguaggio marocchino attraverso un’estetica contemporanea che resta però riconoscibile. In un progetto come quello della villa ai margini di Casablanca, Benhamou riflette sulla standardizzazione degli spazi residenziali e propone un’abitazione “con anima”: schermi metallici, legno semi-solido a spina, pareti effetto cemento­­ – eppure il risultato non è freddo, perché la materia è calda, le proporzioni fluide, e l’identità locale resta percepibile a pelle.

Nel suo lavoro il riferimento alla tradizione non passa per elementi folkloristici visivamente evidenti, ma per una stratificazione di texture, luce e proporzioni: l’arredo non urla marocchino, ma “pensa” marocchino. Questo approccio lo rende perfetto come esempio per il nostro discorso su tappeti, texture e rivestimenti: un tappeto in stile marocchino non è più un elemento puramente decorativo, ma diventa parte integrante dello spazio in cui Benhamou lavora — fondale, base materica, ponte tra materia e forma.

In sintesi: Youssef Benhamou mostra che arredare in stile marocchino oggi significa scegliere materiali, luce e equilibrio, più che pattern “etnici” evidenti.

Fatima Zahra Akhamal

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Angolo con poltroncina scultorea in tessuto color sabbia, tavolino rotondo con base conica e lampada artistica, davanti a una grande parete tessile tie dye
Angolo con poltroncina, tavolino e lampada artigianale Akhamal Design dalla forte conotazione scultorea — Foto credits: akhamal_archi

Fatima Zahra Akhamal appartiene a quella generazione di designer che riesce a trasformare l’artigianato marocchino in un linguaggio attuale senza mai addomesticarlo. Nei suoi progetti per Corpus Design, le superfici respirano: legni morbidi, calci materiche, ceramiche modellate a mano. Non c’è nulla di scenografico, eppure tutto ha presenza. È un approccio calibrato, quasi meditativo, che mette al centro la tattilità prima ancora della forma.

La sua formazione tra Marocco e Belgio si sente nella precisione del dettaglio e nella voglia di sperimentare materiali, ma il cuore del lavoro resta profondamente locale. Lavora con artigiani di Rabat e Casablanca, costruisce oggetti unici, progetta interni che sembrano nati da un equilibrio spontaneo tra tradizione e ricerca. Nessuna nostalgia, nessun folklore: solo un modo diverso di ascoltare il patrimonio marocchino e farlo riaffiorare attraverso texture, luce e proporzioni.

In ambienti così, i tappeti non entrano come “accenno etnico”, ma come parte del respiro della stanza. Un Mrirt fitto e vellutato, un Beni Ourain morbido, persino un kilim dalle trame più grafiche: ogni tappeto trova spazio perché dialoga con la materia viva dei suoi progetti. Il risultato sono interni che incarnano lo stile marocchino, in una versione essenziale, calda e piena di sfumature.

Soufiane Aissouni

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Camera da letto in stile marocchino contemporaneo con atmosfera lussureggiante: parete con elementi jungle, scala a chiocciola, divano morbido e grandi tende filtranti
Camera da letto marocchina contemporanea dal mood jungle e lussureggiante, tra volumi morbidi, luce filtrata e dettagli scenografici — Credits: soufianeaissounidaily

Il lavoro di Soufiane Aissouni (uno dei nostri preferiti!) sembra nascere da una doppia sensibilità: quella del designer e quella dello scenografo. Nei suoi interni c’è sempre un’idea di “racconto”, ma mai messo in scena in modo teatrale. Preferisce superfici modellate, pareti scolpite a rilievo, tagli di luce che cambiano il carattere di una stanza senza ricorrere a decorazioni superflue.

Aissouni lavora sui materiali prima ancora che sugli oggetti: tadelakt chiaro, raphia, legno naturale, metallo trattato a mano. Le sue lampade e i suoi arredi sembrano piccoli elementi architettonici, progettati con la stessa cura con cui si disegna un volume. È un’estetica pulita, ma non minimalista: trattiene sempre un calore di fondo, una morbidezza nei colori, quel ritmo lento tipico delle case marocchine.

Nei suoi spazi un tappeto berbero funziona quasi come un raccordo: tiene insieme le superfici, porta profondità, ammorbidisce le geometrie. Non è un “accento” né un richiamo esotico, ma un pezzo vivo che dialoga con le pareti in tadelakt e con le texture naturali che ama usare.

Hind Magoul

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Grande salotto contemporaneo con boiserie in legno, divani verde salvia e grigio, tavolini gemelli e palette neutra calda dal gusto marocchino sofisticato
Salotto elegante e misurato tra legni caldi, verdi polverosi e dettagli decorativi scultorei — Credits: Hind Magoul Interiors

Hind Magoul lavora su interni silenziosi, quasi da galleria: superfici pulite, palette morbide, dettagli calibrati che lasciano respirare lo spazio. I riferimenti marocchini ci sono, ma dosati con grande precisione — una lama di luce che disegna un arco, un blocco di marmo locale, un singolo pezzo artigianale scelto come punto focale.

Il suo stile mostra come la tradizione possa convivere con un’estetica soft e contemporanea: niente accumuli, niente scenografia, solo materiali autentici e proporzioni misurate. In ambienti così, anche il tappeto diventa una presenza quieta — un Mrirt pieno o un Beni Ourain minimal — che aggiunge profondità senza interrompere la calma della stanza.

Ibrahim Mouhib

mouhibdesign
Sala da pranzo contemporanea con cucina-bancone bar dietro a tavolo e sedute-scultura in legno, pareti chiare materiche, scaffalature nere e lampade a sospensione colorate
Sala da pranzo open air contemporanea con grande tavolone in legno massiccio, sedute-scultura, richiami artigianali e accenti cromatici, in dialogo con il paesaggio esterno — Credits: Ibrahim Mouhib mouhibdesign

Ibrahim Mouhib vive tra Marrakech e il Messico, e questa doppia radice si sente subito nei suoi interni: superfici tattili, colori terrosi, luce che scolpisce gli spazi in modo quasi sensoriale. Riprende materiali iconici come zellige e tadelakt, ma li usa con un linguaggio discreto e contemporaneo, integrandoli a volumi puliti e palette naturali.

Nei suoi progetti — dalle ville marocchine alle case sul Pacifico — i tappeti marocchini diventano un ponte perfetto tra culture: funzionano in un riad come in un’abitazione minimalista, perché portano calore e profondità senza forzare lo stile. Mouhib mostra con grande naturalezza quanto i codici marocchini possano vivere in contesti globali, restando autentici e sorprendentemente attuali.

Kaltoum Dumonceau | Bayt Kalthoum

baytkalthoum
Kitchen nook in stile marocchino contemporaneo con panca angolare verde e cuscini decorativi, tavolo tondo e sedie Wishbone di ispirazione nordica
Kitchen nook, un angolo confortevole e conviviale in cucina: con panca angolare e sedie Wishbone, in un incontro armonioso tra comfort marocchino e design nordico — Credits: Bayt Kalthoum

Kaltoum Dumonceau è una interior designer che seguiamo con enorme piacere: un lavoro curatoriale che raccoglie interni, dettagli e oggetti della tradizione marocchina con un occhio estremamente contemporaneo. Non è un archivio nostalgico né un profilo “folkloristico”: è un modo di raccontare il Marocco attraverso frammenti autentici — ambienti reali, materiali vissuti, geometrie, tappeti, porte intagliate, soffitti lignei — che mostrano la bellezza del quotidiano.

Lavora a Dubai, dove ha anche fondato un marchio di oggetti per la casa, Bayt Kalthoum Home (Bayt Kalthoum è anche il nome del profilo Instagram, su cui pubblica i suoi progetti di interior). La forza di Kalthoum sta proprio nella selezione così attenta: ogni immagine ha una storia, ogni dettaglio parla di un patrimonio materiale ancora vivo. Per chi, come noi, lavora con tappeti marocchini e interior design, è una fonte continua di ispirazione: un promemoria di quanto la tradizione sia potente quando non viene addomesticata o semplificata, ma lasciata parlare con la sua voce.

Hicham Lahlou

www.hichamlahlou.com
Pouf di design marocchino contemporaneo in pelle marrone, realizzato a mano da maestri artigiani di Fès
Pouf di Hicham Lahlou, 100% fatto a mano da maestri artigiani di Fès e presentato al Salone del Mobile 2024 nel padiglione ufficiale del Marocco curato da Maison de l’Artisan — Credits: Instagram ufficiale di Hicham Lahlou

Abbiamo lasciato Hicham Lahlou per ultimo di proposito: non solo perché è una figura centrale nel design marocchino contemporaneo, ma perché rappresenta esattamente ciò che cerchiamo di raccontare in questo articolo — una tradizione che sa diventare internazionale senza perdere profondità.

Nato a Rabat nel 1973 e formato a Parigi, Lahlou ha costruito in quasi trent’anni una carriera solida e trasversale: interior designer, creativo, artista, progettista di oggetti e di spazi pubblici. Il suo tratto è elegante e contemporaneo, ma sempre legato a riferimenti culturali marocchini reinterpretati con grande misura.

Tra i suoi lavori più noti ci sono collaborazioni con marchi internazionali, progetti speciali per aziende di design, opere esposte in musei come il Vitra Design Museum o il Guggenheim Bilbao, fino a interventi su larga scala come la progettazione degli interni delle stazioni dell’Alta Velocità marocchina. È uno dei pochi designer del Marocco ad avere un ruolo riconosciuto anche come attivatore culturale: ha fondato l’Africa Design Award & Days e ricopre incarichi istituzionali nella World Design Organization.

La forza di Lahlou sta nella sua capacità di trattare il design come un linguaggio identitario. Le sue forme sono pulite, contemporanee, ma il legame con il Marocco è sempre lì, in un dettaglio, in una proporzione, in un materiale usato con rispetto. I suoi progetti dimostrano quanto la tradizione possa essere potente quando non viene imitata, ma reinterpretata con intelligenza.

Per chi lavora con materiali, texture e oggetti come noi, Hicham Lahlou è un punto di riferimento: la prova che il design marocchino può essere sofisticato, globale e profondamente radicato allo stesso tempo.

Architetti e studi di architettura

Se designers e artigiani stanno riscrivendo il linguaggio degli interni marocchini, gli studi di architettura non sono da meno: sono loro a dare forma ai volumi, alla luce, ai materiali che definiscono l’identità delle nuove case marocchine.

Qui abbiamo raccolto alcuni nomi che dimostrano come la tradizione possa trasformarsi in architettura contemporanea senza perdere autenticità.

Studio KO

www.studioko.fr
Collage di interni del progetto Tour d'Eole Residences, Dakhla, Marocco (2026) di Studio KO: living, cucina, camera e bagno in stile marocchino contemporaneo
Progetto in corso: Tour d’Eole Residences a Dakhla (Marocco). Una villa sull'oceano che si integra perfettamente con il territorio e sposa materiali e tecniche tradizionali — Credits: sito ufficiale di Studio KO

Studio KO (fondato da Karl Fournier e Olivier Marty) sta contribuendo a ridefinire l’immaginario dell’architettura marocchina contemporanea. Il Musée Yves Saint Laurent a Marrakech è il loro progetto manifesto: volumi monolitici, mattoni scolpiti dalla luce, superfici che sembrano terra compressa. La loro forza sta nell’essenzialità: geometrie pulite, materiali locali, un modo asciutto ma sensibile di trattenere il paesaggio. Studio KO dimostra che la tradizione può essere evocata senza citarla apertamente: basta una texture minerale, una curva precisa, un taglio d’ombra. È una lezione di eleganza che dialoga benissimo con il nostro discorso sullo stile marocchino “non folkloristico”.

Aziza Chaouni

www.azizachaouniprojects.com
Fontana a muro con piastrelle in argilla personalizzate in 3D, parte di un progetto di riuso adattivo e ristrutturazione senza cemento di una casa storica nella Medina di Fez
Fontana a muro con piastrelle in argilla 3D realizzate con Amine Asselman e cotte a Tetouan. Ristrutturazione senza cemento di una casa di 120 anni, Medina di Fez palazzo Mokri — Credits: Aziza Chaouni

Aziza Chaouni è una delle figure più interessanti del panorama marocchino, perché lavora dove pochi hanno il coraggio di mettere le mani: il patrimonio. Il suo progetto di rinnovamento delle terme moderniste di Sidi Harazem a Fez — oggi considerato un modello di restauro responsabile — mostra un approccio profondamente rispettoso ma anche innovativo. Il suo lavoro unisce sostenibilità, tecniche tradizionali e ricerca sui materiali, passando dalla terra cruda a processi costruttivi a basso impatto.

Chaouni ha portato la sua visione anche sulla scena internazionale: è stata invitata alla Biennale di Architettura di Venezia, dove ha contribuito con progetti che guardano al futuro partendo dalla memoria. Ha inoltre realizzato una casa antisismica in Marocco, progettata con terra battuta, che unisce sicurezza strutturale e materiali tradizionali — un esempio potente di come si possa creare architettura contemporanea radicata nel territorio.

È una delle professioniste che meglio incarnano l’idea di continuità tra passato e futuro: le sue architetture contemporanee non dimenticano la memoria, ma la trasformano in base per costruire una casa che guarda avanti. Per un articolo sullo stile marocchino, Aziza Chaouni è un nome che vale davvero la pena valorizzare.

Studio Cays

www.studiocays.com
Interni di una villa minimalista contemporanea a Marrakech: archi morbidi, palette sabbia e luce naturale in stile marocchino essenziale
Il salone di una villa in stile minimalista che combina design organico essenziale e colori neutri della terra. Dal progetto Botanik Garden Houses — Credits: sito ufficiale Studio Cays

Studio Cays rappresenta un’altra linea della nuova architettura marocchina: quella più internazionale, attenta ai volumi puri, al comfort climatico e alle proporzioni come strumento narrativo. Le loro case e riqualificazioni lavorano spesso su geometrie nette, grandi aperture, superfici tattili e un’estetica calda ma controllata. Sono tra gli studi citati a livello globale come esempio di architettura marocchina contemporanea ben radicata e, allo stesso tempo, esportabile. Perfetti per dimostrare come lo stile del paese, una volta liberato dagli stereotipi, funzioni benissimo anche in contesti metropolitani.

Yachar Bouhaya

www.yacharbouhaya.com
Villa marocchina contemporanea minimalista con salone a L affacciato su piscina, grandi vetrate scorrevoli e interni neutri in palette sabbia che fondono living e outdoor
Villa contemporanea minimalista in Marocco: linee nette, colori e materiali naturali, dettagli cemento, volumi essenziali e continuità tra interno e patio con piscina — Credits: sito ufficiale di Yachar Bouhaya

L'architettura di Yachar Bouhaya è riconoscibile per le proporzioni asciutte, i materiali naturali e un modo molto misurato di lavorare con il vuoto. Le sue residenze e i suoi hotel usano luce, ombre, setti, patii e parapetti come veri elementi compositivi. C'è sempre un legame sottile con la tradizione marocchina — mai dichiarato, mai letterale — che emerge da una curva, da una trama di mattoni, da un passaggio filtrato. Il risultato sono spazi eleganti, quieti e profondi, che rientrano perfettamente nella categoria di un quiet luxury contemporaneo.

Soufiane Doukkali

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Salotto contemporaneo con divani bianchi, boiserie in legno con tv, sedute blu nella zona pranzo e pavimento terrazzo veneziano chiaro
Un salotto contemporaneo in una villa a Rabat, con una misurata e rilassante combinazione di bianco, beige, blu e un inaspettato pavimento terrazzo veneziano. Accenti verde intenso per un equilibrio moderno ed elegante — Credits: Soufiane Doukkali Architecte studiosd_architecture

Soufiane Doukkali lavora su un’idea di architettura calda e scultorea: volumi forti, curve morbide, materiali naturali e un uso del bianco che dialoga con la luce senza diventare minimalismo sterile. Nei suoi progetti si percepisce la continuità con le tecniche marocchine tradizionali — patii, archi, spazi filtrati — ma tradotte in forme più fluide e attuali. È uno degli architetti da tenere d’occhio perché dimostra che la tradizione marocchina, se trattata con sensibilità, può portare un’identità fortissima anche negli interni più semplici.

 

Building Beyond Borders: quando i materiali tradizionali parlano al futuro

Building Beyond Borders è un progetto internazionale che unisce studenti, professionisti e ricercatori con una missione comune: promuovere un approccio responsabile al costruire, attento alle risorse e al contesto locale, e ridefinire il design sostenibile e socialmente significativo. Lavora su soluzioni low-tech e ad alto impatto sociale e ambientale.

Il progetto che ci ha colpiti più di tutti e che merita un posto in questa nostra riflessione, è la Maison des Femmes realizzata in Marocco a Ouled Merzoug. In questo angolo di Atlante, la comunità ha donato un appezzamento di terreno alla neonata associazione femminile AFOM (Association des Femmes d’Ouled Merzoug). Studenti e professori di BBB hanno pensato e costruito lo spazio comunitario insieme alle donne del villaggio. È progettato attorno a ciò che per loro è essenziale, tra cui una stanza dedicata interamente al telaio, cuore simbolico e pratico della tessitura. Qui l’architettura non celebra se stessa, ma sostiene un sapere antico, dandogli un luogo dove continuare a vivere. È un’opera che mette al centro il gesto quotidiano, non l’estetica. Lo troviamo splendido!

Due donne marocchine preparano la lana per tessere un tappeto a telaio

Il secondo aspetto interessante riguarda l’approccio costruttivo dei loro workshop: un lavoro mirato a recuperare e diffondere tecniche vernacolari, soprattutto legate alla terra cruda e ai materiali naturali. Non come nostalgia del passato, ma come risorsa per il futuro. I partecipanti esplorano il potenziale dell’argilla non cotta, delle fibre vegetali, della calce e della canapa, con il supporto di docenti ed esperti di comportamento tecnico dei materiali.

Cucina stile marocchino minimalista in intonaco tadelakt a base di calce con ante cannettate in legno

L’idea di fondo è semplice e rivoluzionaria insieme: i materiali tradizionali non sono solo memoria, ma soluzioni ecologiche e bioclimatiche capaci di ridurre impatto ambientale, migliorare il comfort interno e mettere in discussione i modi di costruire più inquinanti. In un contesto come quello marocchino — dove terra, luce e clima hanno sempre definito l’architettura — questo tipo di ricerca mostra quanto il passato possa essere un laboratorio ancora tutto da esplorare.

Scopri il progetto sul sito di Building Beyond Borders
Le immagini sono screenshot ricavati dai video dedicati al progetto sul canale di BBB

Come portare lo stile marocchino in una casa europea o americana

Una premessa importante: non c’è nulla di male nell’amare il decor più iconico, se scelto con cura e integrato in un progetto in linea con il contesto in cui è inserito.

Non c’è nulla di male nell’amare gli elementi più iconici e decorativi, se scelti con cura e inseriti in un progetto coerente. Il punto è che lo stile marocchino può dare molto di più.

Parliamoci chiaro, portare il Marocco negli interni europei, italiani o americani non significa comprare due lanterne, un pouf e tre cuscini con i pompon. Significa lavorare sulla grammatica che sta alla base di quegli spazi (quella che raccontavamo a inizio post): materia, luce, proporzioni, ritmo.

Qui sotto trovate gli elementi davvero utili — quelli che funzionano oggi, in case contemporanee, senza scivolare negli stereotipi.

L’obiettivo è una lettura più contemporanea e sofisticata: pochi segni ben scelti, materiali autentici e proporzioni curate, così anche una casa occidentale può assorbire il “nuovo Marocco” con naturalezza e senza effetto artificioso.

Rivestimenti

Il punto di partenza è sempre la materia: intonaci, texture e luce costruiscono la base. La decorazione entra dopo, come gesto puntuale e non come rivestimento all-over dominante.

  • Tadelakt e intonaci in calce: portano subito quell’effetto morbido, levigato e un po’ vivo tipico dell’architettura marocchina. Funzionano in bagni e cucine in stile marocchino perché creano volumi continui, senza fughe e senza “rumore visivo”. È la soluzione più naturale per evocare gli interni marocchini senza stampare pattern ovunque.

  • Bagno contemporaneo in stile marocchino con pareti in calce spatolata beige-rosata nella tecnica tadelakt
    L'eleganza discreta di un bagno contemporaneo con finiture della tradizione: calce tadelakt e nicchia in doccia con piastrelle zellige. Progetto e foto credits: Soufiane Aissouni
  • Bejmat posati a spina di pesce: è il modo più contemporaneo di usare una delle ceramiche più tradizionali. Texture irregolare, colore pieno, disegno grafico: perfetti sia su pavimento sia su backsplash, perché aggiungono ritmo senza diventare folkloristici.

  • Pavimento in bejmat, parete in mattoni di terracotta marocchina accanto a mensole con ceramiche blu e bianche in nicchia rivestita da zellige
    Mix perfetto: pavimenti bejmat, parete in mattoni di terracotta, nicchia con mensole rivestita in zellige - Credits: Hamza Rachad (Studio Rachad).
  • Zellige in chiave contemporanea: le zellige possono essere usate anche in modo molto moderno, soprattutto quando si scelgono campiture monocromatiche, tonalità desaturate o combinazioni tono su tono. Funzionano benissimo come dettaglio architettonico controllato: un alzato cucina pulito, una nicchia doccia, una porzione dietro il lavabo o una fascia verticale che spezza la continuità di intonaci e superfici neutre. L’effetto migliore arriva quando la base resta materica e sobria, e la ceramica diventa un accento luminoso e tattile, non un rivestimento totalizzante.

    Vasi in ceramica dipinti a mano multicolore, davanti a una parete di zellige quadrate in tonalità pastello e bianco
    Perché rinunciare al colore? Queste zellige in bianco e toni pastello abbinate a ceramiche dipinte a mano di Akhamal Design sono un esempio di palette contemporanea morbida e luminosa — Credits: akhamal_design

    Mosaico di zellige per un accento più moresco: se invece vuoi spingere verso un linguaggio più tradizionale, puoi scegliere composizioni geometriche più ricche e decorative. È un richiamo a immaginari storici legati a palazzi e architetture prestigiose, ma in chiave domestica funziona solo se rimane un punto focale ben disegnato, lasciando il resto delle superfici più calme.

  • Cucina luminosa con paraschizzi in mosaico di zellige dai motivi geometrici marocchini in toni pastello
    Zellige a mosaico in cucina, con motivi geometrici decorativi in colori pastello — Credits: Bayt Kalthoum
  • Patchwork sì, ma con criterio: il “mix di piastrelle in stile marocchino” esiste eccome, ma va usato con mano fermissima: piccoli inserti, magari solo in una nicchia doccia o sul frontale di un’isola. Un accenno, un piccolo dettaglio, spesso parla di più di una grande parete decorata.

💡 Pro Tip | Argilla, terra cruda o terra battuta per una scelta più sostenibile: per chi sceglie bioedilizia e materiali a bassa impronta, la terra può diventare un’opzione interessante anche in chiave contemporanea. Oggi esistono soluzioni più tecnologiche che ne aumentano la resistenza e le prestazioni: per esempio materiali innovativi composti in gran parte da terra cruda con proprietà strutturali e idrorepellenti, utili per reinterpretare questo linguaggio in modo più affidabile e duraturo.

Dettaglio di parete tradizionale marocchina in terra battuta, abbinata a vasetti artigianali bianchi decorati in nero
Parete in terra battuta e ceramiche contemporanee — Credits: akhamal_design

Arredi

Qui conta la proporzione. Non è necessario replicare perfettamente il classico arredamento stile marocchino dei riad (a meno che proprio non piaccia tantissimo):

  • Divani lineari e bassi: quel senso di ospitalità e rilassatezza marocchine nasce dalle sedute perimetrali che invitano alla convivialità, alla conversazione, alla condivisione. La versione contemporanea è un divano basso, con cuscini morbidi e volumi puliti, lineare o angolare se la stanza lo permette.

  • Tavolini in legno, pietra o metallo: linee essenziali, materiali naturali. Le forme possono essere quelle classiche o ispirarsi ad un design minimalista organico. La cosa bella del tavolino da salotto è che può essere trattato come un pezzo d'accento, uno statement, una "scultura" che brilla di luce propria. Quindi qui potete osare con un manufatto originale (ancora meglio se souvenir di viaggio!) oppure cercare pezzi vintage per un mood eclettico.

  • Pouf e sedute morbide: sono un codice tipico del linguaggio dell'interior design marocchino. In pelle naturale se preferisci la tradizione, colorata per un tocco inaspettato, o in tessuti materici. Puoi optare per il minimalismo senza decori eccessivi, o per pattern berberi tradizionali, in base al contesto in cui vuoi usarli.

  • Mobili stile marocchino e dettagli, ma aggiornati. Legno intagliato, ottone martellato, specchi con cornice lavorata: sì, ma dosati e ridisegnati in versione più minimale. In ogni caso vi consigliamo di acquistare pezzi autentici, possibilmente direttamente dagli artigiani e dai giovani designer che, sempre più frequentemente, stanno recuperano saperi antichi con un twist moderno.

Tappeti e texture

Salone d’epoca con camino in marmo, pavimento decorato e grande tappeto berbero dai colori vivaci steso lungo la stanza
Un tappeto berbero contemporaneo Casa Amar in dialogo con un salone storico, tra pavimenti geometrici in cementine e camino in marmo — Casa, styling e foto di @luigi_morino

Ok, qui giochiamo in casa quindi scusate se ribadiamo che il tappeto marocchino è l’elemento più potente per portare equilibrio tra tradizione e contemporaneità. Immancabile per arredare casa in stile marocchino, ci sembra scontato dirlo, vero?

  • Beni Ouarain e Mrirt come base: negli interni europei/americani potrebbero funzionare come un fondale. Morbidi, grafici, luminosi. È il modo più semplice per evocare il Marocco senza dichiararlo a gran voce.

  • Tappeti più grafici e layering: un kilim sotto un Mrirt, o accostamenti tra geometrie Amazigh e texture più neutre. Il layering è un’arma incredibile per dare profondità, soprattutto in living molto puliti.

Il tappeto va vissuto come segno identitario quotidiano: nelle case marocchine non è “una decorazione”, è parte della vita quotidiana, del modo di abitare.

Ci sembra utile a questo punto darvi degli spunti pratici:

Nel nostro shop trovate sempre una selezione di tappeti marocchini scelti o creati da noi insieme alle cooperative e alle artigiane con cui collaboriamo. E naturalmente siamo a disposizione per aiutarvi a scegliere il più adatto alla vostra casa.

Colori

Non si rinuncia al colore, ma vediamo un’evoluzione delle palette: se l’immaginario più diffuso richiama ancora mix arancione-rosso-marrone di impronta “etnica” (molto in trend tra anni ’90 e primi 2000), oggi i designer lavorano con toni più naturali — vicini ai materiali autoctoni — ma anche con colori desaturati e accenti pop, più grafici e contemporanei.

Il colore resta protagonista, ma è cambiato: le esplosioni cromatiche sono ben accette, come dimostrano i lavori di Hamza Rachad, Younes Duret, Bayt Kalthoum o alcuni progetti di Studio Cays.
  • Neutri caldi come base: sabbia, latte, argilla, avorio caldo; costruiscono volumi calmi e luminosi. Sono perfetti per le case europee e americane perché dialogano bene con parquet, resine e intonaci moderni.

  • Accenti saturi, ma controllati: Blu Majorelle, verde palma, terracotta bruciata o ruggine. Bastano in piccole dosi, su un mobile, un tappeto, una porta, una nicchia.

  • Palette soft per spazi piccoli, sature per quelli grandi: gli interni marocchini tradizionali hanno spesso grandi volumi che “reggono” colori intensi. In un bilocale europeo, invece, è meglio tenere la base chiara e giocare di accenti.

Idee stanza per stanza

Tutta la teoria serve a poco se poi, davanti a un bagno bianco o a un soggiorno standard, non sappiamo da dove partire. Per questo abbiamo provato a tradurre il linguaggio marocchino in scelte concrete: materiali, palette, tappeti, arredi.

Non copie, non scenografie, ma soluzioni applicabili a una casa europea o americana che vuole respirare Marocco senza trasformarsi in un set turistico.

Qui sotto trovate tante idee stanza per stanza.

Bagno in stile marocchino contemporaneo

Come si ricrea l’atmosfera avvolgente e sensuale di un bagno stile marocchino? Senza dubbio puntando sulla materia, che deve restare protagonista lasciando quasi in secondo piano la decorazione.

  • Tadelakt: tradizionalmente opaco, può anche essere lucido. È la base ideale, crea superfici continue e luminose, perfette nei bagni stile marocchino moderni. Sulle pareti o nel volume doccia, cambia subito il carattere della stanza. Attenzione, trovare artigiani esperti nella posa del Tadelakt non è così immediato al di fuori del Marocco! Per un look minimal ultra contemporaneo si può scegliere in toni scuri, anche in nero.

  • Bejmat sul pavimento o in nicchia: a pavimento porta calore e ritmo; in nicchia doccia valorizza lo spazio. A seconda dell’effetto che vuoi ottenere, puoi usarlo in modo più minimal oppure spingere verso un’atmosfera hammam per una sensazione di spa domestica. Colori ideali? I colori naturali o i toni più ricchi e profondi del verde oliva, blu/azzurro e terracotta.

  • Rubinetterie essenziali: ottone naturale o nero opaco dialogano bene con tadelakt e bejmat. Suggeriamo di evitare finiture lucide e restare su quelle spazzolate.

  • 1–2 elementi decorativi forti: in bagno si può osare con uno specchio importante dalla cornice art decor, o una lampada - stile lanterna o in ceramica dalla forte connotazione artigianale - che diffonde luce morbida bastano. Il resto deve restare pulito e architettonico.

Soggiorno / salotto stile marocchino

Il salotto stile marocchino contemporaneo è un ambiente rilassato, materico, proporzionato. Ecco come lo immaginiamo.

  • Una seduta perimetrale reinterpretata: un divano a L o a U con sedute basse, cuscini morbidi e un pouf coordinato per richiamare l’atmosfera marocchina in versione moderna.

  • Un tappeto da salotto statement rug: può essere un Mrirt morbido, un Azilal multicolor, o un iconico Beni Ouarain grafico a rombi. In un living minimal diventa il baricentro dello spazio.

  • Luce filtrata e coerente: lampade ispirate alle lanterne ma rivisitate in chiave contemporanea, o un grande lampadario singolo a lavorazione traforata o scultorea (bellissime quelle create dalla designer Fatima Zahra Akhamal di cui abbiamo scritto sopra). Evitare cluster decorativi o gruppi di lanterne: sovraccaricano e tolgono autenticità, a meno che non si voglia proprio identificare un’area tematica specifica e “calcare la mano” solo lì.

  • Palette calda, materiali veri: legno, metallo patinato / satinato / sabbiato, calce, tessili naturali. Lo stile marocchino funziona quando le superfici parlano e non c’è rumore visivo, quando i materiali sono autentici, non finti. Il tocco artigianale autentico è fondamentale.

Stile marocchino in cucina

In cucina la materia resta protagonista e la decorazione diventa un accento misurato. Parti da una base calma: pareti in calce o intonaco materico, legno naturale (anche scuro, se lo spazio lo regge), metalli satinati e una palette neutra calda come sabbia, avorio e terracotta. Poi inserisci un solo punto focale ben disegnato: un paraschizzi in zellige tono su tono o in una campitura monocromatica (verde profondo, blu petrolio, bianco latte), oppure bejmat posati a spina. Se lo desideri completa con dettagli artigianali come vassoi, tajine fatte a mano, una lampada in ceramica o terracotta, una ciotola smaltata. Lascia che sia la luce a fare il resto: calda, morbida, mai troppo tecnica.

Se però ami una lettura più tradizionale o boho, in cucina puoi osare un po’ di più senza perdere coerenza: soprattutto in una casa dal gusto classico (per esempio con cucina country con ante a telaio), un paraschizzi a mosaico di zellige con geometrie e colori più vivaci può diventare il cuore visivo dell’ambiente. Il trucco è semplice: lascia che sia quel rivestimento a parlare, mantenendo il resto più sobrio. Il risultato è una cucina con carattere, calda e autentica.

Camera da letto stile marocchino

La camera da letto marocchina contemporanea è morbida, avvolgente.

  • Testata murale in tadelakt o nicchia ad arco: due soluzioni che reinterpretano l’idea dell’alcova. La testata in tadelakt dà volume. L'inserimento sotto ad una nicchia ad arcata (a ferro di cavallo oppure alfiz) con fondo dipinto crea un gesto architettonico semplice ed efficace. Le nicche possono anche essere utili ai lati del letto con ripiani incorporati, per evitare di sovraccaricare la stanza con mobili e complementi.

  • Sospensione leggera: luci calde, diffusione soffusa, date da lampade con paralume tessile, in materiali naturali, ceramica, metallo o vetro opalino. Perfetto optare anche per illuminazione integrata nel controsoffitto, o per due lampade a pendente che scendano dal soffitto fino ai lati del letto. Il design può riprendere quello delle lanterne rivisitato, o proporre forme organiche.

  • Tessili stratificati: lino, cotone, lana. Un mix controllato, pattern misurati e solo su pochi elementi d'accento.

  • Tappeto morbido ai piedi del letto o come scendiletto: la camera da letto è una delle stanze in cui il tappeto crea comfort immediato e struttura l’area notte. Tra i tappeti in lana marocchini c’è sicuramente uno adatto alla vostra stanza!

💡 Pro Tip: se ami un ambiente più caldo e con richiami boho, puoi usare un tappeto come testiera di un sommier o appenderlo al di sopra di un letto con testiera come se fosse un arazzo. Potresti usare un tappeto poco più piccolo o poco più grande rispetto alla testata, oppure appendere degli Zindekh singolarmente o in una gallery wall (piccoli tappetini oggi molto apprezzati come quadri tessili).

Terrazzo e giardino stile marocchino

All’aperto lo stile marocchino vive di matericità, ombra e piccoli contrasti. Un piccolo giardino, un patio, una veranda o una terrazza, sono spazi outdoor in cui è possibile ricreare le atmosfere marocchine con alcuni elementi significativi. Via libera ai colori e ad elementi artigianali come cuscini e lanterne.

  • Sedute basse con cuscini: panche in muratura, divanetti o cuscini da pavimento in tessuti naturali o multicolor in pattern di ispirazione folk-art. Tutto deve invitare a sedersi e rilassarsi.
  • Tappeti outdoor: perfetti per creare isole visive dalla forte presenza materica. Se le aree sono coperte potete anche osare con le stuoie sahariane o le hassira marocchine in paglia di palma!
  • Lanterne e luce calda: crea un’illuminazione morbida e soffusa. Scegli lanterne e lampade artigianali in materiali naturali o in metallo.
  • Piante in vaso: palme nane, cactus, olivi piccoli. Vegetazione essenziale ma d’impatto. Non si può creare un giardino marocchino ovunque, per ovvi motivi di clima, ma con l’aiuto di un bravo giardiniere si possono selezionare le piante giuste a ricreare l’atmosfera più adatta.
  • Palette chiara e materica: sabbia, avorio, terracotta, marrone, il verde delle piante, il legno, le pietre. Naturale e senza artifici.

Stile marocchino vs stile mediterraneo

A prima vista sembrano parenti - entrambi amano la materia, la luce del sole, i toni naturali - ma la differenza sta nel modo in cui usano quello stesso materiale.

Lo stile mediterraneo apre; predilige superfici chiare e piane, volumi che si dilatano alla luce diretta, un’estetica che respira e semplifica: pietra, legno e cotto raccontano una forma di bellezza solare e lineare.

Lo stile marocchino invece scava: lavora la profondità, crea pause d’ombra e ritmi interni. Le superfici si stratificano con piccole piastrelle che costruiscono pattern, intonaci che trattengono la luce, nicchie che modulano lo sguardo. Il colore si concede intensità misurate, per costruire un ambiente che invita a fermarsi.

Quindi: il mediterraneo tende all’aperto e alla leggerezza; il marocchino cerca la trama interna, la profondità sensoriale. Ci sono lievi differenze anche nella scelta delle palette ma di base c’è un approccio architettonico diverso.

Stile marocchino vs stile moresco

Il Moresco è un linguaggio storico e monumentale, diffuso tra Maghreb e Andalusia, riconoscibile per archi a ferro di cavallo, muqarnas e decorazioni complesse, arabeschi e iscrizioni, e un forte legame con l’architettura religiosa e palaziale.

“Moresco” è una parola che richiama quindi monumenti come cortili di palazzo, volte scolpite, arabeschi che riempiono superfici sacre o pubbliche. È un codice storico e simbolico, pensato per lasciar parlare la decorazione su scala grandiosa.

Paragonato a questo, il marocchino contemporaneo si presenta come qualcosa di più domestico e pragmatico: eredita certe forme e motivi, ma li rilegge in funzione dell’abitare quotidiano. Qui la ceramica si frammenta in tessere utili, il tadelakt diventa finitura pratica, le nicchie sono fatte per sedersi o per contenere, non per stupire.

Se il moresco è un manifesto architettonico, il marocchino è una grammatica da casa: meno monumento, più mestiere, meno ornamento letterale e più scelta materica volta a dare qualità allo spazio vissuto.

Errori da evitare e come non scadere nel cliché

E ora passiamo all’ultima parte di questo post. Andiamo sul pratico: quali sono gli errori in cui possiamo cadere quando cerchiamo di creare un interno di stampo marocchino?

  1. Il troppo stroppia
    L’errore più comune, quando si parla di stile marocchino, è fare troppo. Troppi colori, troppi pattern, troppi oggetti “che sembrano marocchini” messi insieme senza una logica. Il risultato non è un interno ispirato, ma un interno senza una vera impronta.
  2. Colori "scontati"
    L’overdose cromatica di colori solitamente associati a questo stile (arancione, rosso, marrone), soprattutto in case piccole. Il Marocco contemporaneo non è un’esplosione di tinte sature, ma un equilibrio: superfici calme, qualche accento forte, materiali che respirano. Se lo spazio è ridotto, funziona molto meglio un silent background — calce chiara, legni naturali, luce morbida — e uno o due segni decisi: una nicchia colorata, un tappeto con carattere, un oggetto artigianale che sa cosa sta facendo lì.
  3. Mix casuale di pezzi "etnici"
    Ovvero, un mix caotico senza legame con l’architettura. Un ambiente marocchino contemporaneo non nasce dall’accumulo, ma dalla coerenza: un volume ben risolto, un materiale scelto con cura, una palette che non contraddice la stanza.
  4. I set coordinati prodotti in serie
    Affidarsi ai set “stile marocchino” che si trovano in alcuni negozi. Meglio pochi pezzi artigianali scelti uno alla volta e inseriti nel contesto giusto. Bastano davvero due oggetti ben fatti per dare direzione all’intero spazio.
  5. I finti tappeti berberi industriali prodotti fuori dal Marocco
    E, naturalmente, quanto detto finora vale anche per i tappeti. Se volete portare in casa un tappeto marocchino autentico e sostenere la produzione locale, contate pure su di noi: nella nostra selezione trovate tantissimi tappeti artigianali in lana e anche complementi d’arredo come cuscini, coperte e pouf.

Acquistare con consapevolezza: il vero lusso è etico

Chiudiamo con un’idea semplice: lo stile marocchino contemporaneo non si compra “a tema”, si costruisce con scelte consapevoli. Quando puoi, preferisci un acquisto etico e tracciabile, fatto di pochi pezzi autentici e ben inseriti nel progetto, invece di set coordinati senz’anima. È così che la tradizione resta viva e non diventa una scenografia.

Lo stile marocchino contemporaneo non si compra “a tema” con set coordinati senz'anima. Si costruisce con scelte consapevoli e pezzi autentici.

E soprattutto, vale la pena guardare dove il Marocco sta davvero innovando oggi: nelle mani degli artigiani e dei giovani designer che stanno riscrivendo le regole dell’interior, sperimentando con materiali tradizionali autoctoni e tecniche storiche per creare un linguaggio nuovo, essenziale e radicato nel territorio. Se vuoi portare questo equilibrio in casa, parti da un elemento forte e vero — un tappeto, un tessile, una luce — e lascia che sia la materia a parlare.

Fonti:
Per la lista di luoghi da visitare a Marrakech ci siamo ispirati a questo articolo di Vogue
Per maggiori info sull'architettura marocchina: Wikipedia
Grazie a Yaz e AD Middle East per averci fatto scoprire nuovi designer e architetti